Omarya Sanchez: la storia della bambina che non poté essere salvata
Omarya Sanchez: la storia della bambina che non poté essere salvata
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Omarya Sanchez: la storia della bambina che non poté essere salvata

A più di trent’anni dall’eruzione del vulcano Nevado del Ruiz, la morte della piccola Omayra Sanchez continua ad indignare.

Il 14 novembre 1985, Armero, un paese in provincia di Tolima, in Brasile, fu completamente cancellato dalle cartine geografiche dopo l’eruzione del vulcano Nevado del Ruiz. Un torrente di fango tossico si riversò sulla città, uccidendo 20.000 dei suoi 29.000 abitanti.

Tra le vittime, la piccola Omayra Sanchez, di 13 anni, fu travolta dai detriti trascinati dall’eruzione. Le sue gambe rimasero imprigionate sott’acqua, tra il cadavere di sua zia, sopravvissuta fino alla mattina del 14 novembre, e la struttura di cemento del tetto della sua casa. Soltanto la testa emergeva dal fango freddo e mortale, che uccise anche suo padre e suo cugino di un anno e mezzo. La giovane Omayra è diventata il simbolo della tragedia, dopo un’agonia di tre giorni e dopo che le sue ultime ore di vita furono seguite, praticamente in tempo reale, da tutto il mondo, grazie a una tv spagnola.

Momenti drammatici

Imprigionata dal fango per 60 ore, la giovane soffrì molto. In alcuni momenti, le squadre di salvataggio cercarono di spostare il fango attorno al suo bacino per ridurre gli sforzi della ragazzina. Jairo, il giovane che l’aveva trovata, trascorse la notte tra il 14 e il 15 novembre in acqua, vicino alla ragazza, per riscaldarla. Quando era vicina la fine, i suoi occhi si arrossarono, il viso divenne rigonfio e la mano si impallidì. Fu allora che chiese a tutti di allontanarsi per poter riposare. Omayra pronunciò il suo addio davanti alle telecamere della tv spagnola.

Perché non fu salvata?

Omayra non sarebbe sopravvissuta, anche se fosse stata tirata fuori dal fango. Il fotografo Frank Fournier, chirurgo, ha spiegato a France Inter: "Quando capitano incidenti del genere, riuscire il salvataggio è quasi impossibile, non solo c’è bisogno di gru o trattori per issare le mura, ma, prima di tutto, sono necessarie équipe mediche e di salvataggio molto competenti: per Omayra, la parte di mura che la imprigionava era come una cavigliera che le bloccava il sangue. Se la persona viene issata, il sangue non viene riossigenato e diventa tossico. Molti, fuggiti dalle macerie velocemente, muoiono così. "

Oltre ad avere le gambe imprigionate, Omayra riportava anche delle fratture al bacino causate da una sbarra di ferro. Le squadre di salvataggio aspettarono per lunghe ore una pompa a motore la liberasse dal fango. La pompa arrivò in elicottero la mattina del 16 novembre. Il livello dell’acqua scendeva lentamente e i soccorritori avevano cominciato a realizzare la dimensione della tragedia: per salvarla, avrebbero dovuto amputare entrambe le gambe di Omayra, ma, molto debole e senza un’équipe medica competente sul posto, nemmeno lei sarebbe sopravvissuta.

Omayra Sanchez è stata santificata, dice Didier Decoin. "Nel quartiere dove è morta ... i pellegrini, organizzati in interi autobus, si riuniscono ai piedi della croce gigante, innalzata dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II, nell’anno in cui è avvenuto il dramma. Essi ornano la tomba della bambina [...] coperta da ringraziamenti per le richieste che la 'piccola santa di Armero', come ormai viene chiamata, accoglie ".

Tutti i dettagli su questa terribile storia nel video.

Fonte/Immagine: L'obs

Di Paola Gentile

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